E’
trascorso un mese esatto dall’incidente occorso alla nave Costa Concordia, se n’è
parlato tanto e si sa quasi tutto sulle dinamiche che hanno portato all’urto,
si è trattato di una leggerezza, un errore umano che non ha alcuna
giustificazione. Questa tragedia sembra
una metafora della società moderna, ci affanniamo alla ricerca di divertimenti
, benessere, lusso, ma l’imprevedibilità della vita ci viene a cercare anche
quando ci sentiamo al sicuro da ogni imprevisto. Forse l’unica cosa prevedibile
è proprio la fallibilità umana, specialmente di chi si trova a gestire mansioni
di grande responsabilità senza esserne in grado. E il grande interrogativo è:
siamo guidati da una classe dirigente adeguata, oppure da coloro che,
fortunatissimi, hanno avuto l’occasione di ottenere un lavoro grazie ad amicizie
speciali? Chi lo sa! A tutti capita di sbagliare, si commettono errori più o
meno gravi, quotidianamente, ma nel momento
della consapevolezza è giusto
assumersi delle responsabilità e ammettere di avere agito male. La mia
sensazione è, invece, che questa sia davvero la cosa meno praticata, che
trovare una giustificazione sia il modo per lasciare che passi la bufera e che,
in fondo, l’importante sia cavarsi d’impiccio. Quello che maggiormente mi fa
riflettere, è che ogni parte coinvolta cerchi di gettare su altri l’ombra del
dubbio di non essere l’unica imputabile del danno. Io credo ancora nei principi
di giustizia, lealtà, moralità; voglio credere ancora che ognuno di noi abbia
una coscienza; spero ancora che un moto di dignità induca tutti coloro che si
sentono colpevoli, a chiedere finalmente
scusa, senza se e senza ma, scusa e basta, pronti a subire con altrettanta
dignità la giusta punizione.
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