lunedì 13 febbraio 2012

Il pensiero di un'amica

E’ trascorso un mese esatto dall’incidente occorso alla nave Costa Concordia, se n’è parlato tanto e si sa quasi tutto sulle dinamiche che hanno portato all’urto, si è trattato di una leggerezza, un errore umano che non ha alcuna giustificazione.  Questa tragedia sembra una metafora della società moderna, ci affanniamo alla ricerca di divertimenti , benessere, lusso, ma l’imprevedibilità della vita ci viene a cercare anche quando ci sentiamo al sicuro da ogni imprevisto. Forse l’unica cosa prevedibile è proprio la fallibilità umana, specialmente di chi si trova a gestire mansioni di grande responsabilità senza esserne in grado. E il grande interrogativo è: siamo guidati da una classe dirigente adeguata, oppure da coloro che, fortunatissimi, hanno avuto l’occasione di ottenere un lavoro grazie ad amicizie speciali? Chi lo sa! A tutti capita di sbagliare, si commettono errori più o meno gravi, quotidianamente, ma nel  momento  della consapevolezza  è giusto assumersi delle responsabilità e ammettere di avere agito male. La mia sensazione è, invece, che questa sia davvero la cosa meno praticata, che trovare una giustificazione sia il modo per lasciare che passi la bufera e che, in fondo, l’importante sia cavarsi d’impiccio. Quello che maggiormente mi fa riflettere, è che ogni parte coinvolta cerchi di gettare su altri l’ombra del dubbio di non essere l’unica imputabile del danno. Io credo ancora nei principi di giustizia, lealtà, moralità; voglio credere ancora che ognuno di noi abbia una coscienza; spero ancora che un moto di dignità induca tutti coloro che si sentono  colpevoli, a chiedere finalmente scusa, senza se e senza ma, scusa e basta, pronti a subire con altrettanta dignità la giusta punizione. 

Nessun commento:

Posta un commento