Eccomi di nuovo qua!
Finalmente di nuovo in possesso del blog, dopo giorni di guasto alla linea adsl!
Sono immersa in una giornata uggiosa, intenta a leggere libri e a scrivere le prime pagine della mia tesi.
Stasera, io e Tuki andremo a cena al ristorante. Un po' per rilassarci ma soprattutto per festeggiare un altro mezzo anno passato insieme!
Abbiamo una nuova meta preferita: il ristorante "A le Bronse" di Grado. Il proprietario è l'insegnante del corso di cucina che ho da poco terminato!
Quando lo chef ci ha rivelato il nome e l'ubicazione del suo ristorante, mi ci sono subito fiondata, trascinando ovviamente anche Tuki.
Durante il corso ho potuto capire bene la sua cucina e sapevo poteva decisamente fare al caso nostro!
Il ristorante si trova a Grado Pineta, in Viale dell'Orsa Maggiore 1. Ha un bel giardino e una posizione facilmente raggiungibile e tranquilla. E' chiuso il martedi!
Chi ti accoglie è la moglie, sempre con simpatia e calore! Hanno un bel menù variegato ma oltre a questo ci sono pure i piatti del giorno, che cambiano a seconda dei prodotti freschi che lo chef riesce ad accaparrarsi quotidianamente.
La sua filosofia è: comincia con la materia prima di qualità e hai già svolto il 50% del lavoro, il restante 50% lo metti tu con la tua abilità. E credetemi lui ne ha!
Ha sempre pesce fresco, carni di ottima qualità e verdura di stagione.
La volta scorsa ho ordinato gli strigoli con i fasolari! Freschi e con un sughetto paradisiaco!
Una meraviglia!
Utilizza anche pasta secca di un abilissimo pastaio pugliese che ne produce di tutti i tipi. Ovviamente trafilata al bronzo.
A detta di Tuki, in quel giardino incantato, ha mangiato la migliore tagliata di angus di sempre! Morbidissima e così gustosa!
Io consiglio anche il risotto alla marinara! Estremamente ricco e cotto alla perfezione!
Una chicca del ristorante è il "boreto alla gradese", un sughetto di pesce fresco (io l'ho provato con il branzino) estremamente gustoso e piccante. Secondo la ricetta originale ci va molto pepe. In effetti è un piatto per palati forti!
Stasera ordinerò qualcosa di nuovo! E ve lo descriverò diligentemente nei prossimi post!
Buona serata a tutti! :)
By Moddy
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mercoledì 25 luglio 2012
giovedì 29 marzo 2012
"Vecchia Cantina" a primavera
Yaaaawn!
Salve mondo!
Mi pare di constatare che un po' tutti (compresa me) sono leggermente sonnacchiosi. La primavera fa sempre il suo dovere nell'inebetire le masse.
Dunque, con la mia fidata sonnacchiosità costante vi voglio raccontare dove sono andata domenica, a passeggiare e a mangiare (che strano...).
Una domenica iniziata con un sole timido, che irradiava un confortante tepore profumato di magnolia.
Siamo finiti a Momiano, a nord-ovest dell'Istria, in Croazia. Un gruppo di amici che si fa una bella scampagnata!
In questo periodo, a mio avviso, le giornate sono meravigliose, il tempo atmosferico e la temperatura sono i migliori di tutto l'anno, da domenica le giornate hanno cominciato ad allungarsi, ed io sono contenta come una Pasqua (espressione adattissima dato il periodo).
In questo paesello sperduto nelle valli istriane ci sono i ruderi di un castello, costruito nel XII sec. su una rupe. Aveva quattro torri, ne è rimasta una sola, ed un ponte levatoio. Oggi si possono ancora vedere dei resti di mura, la torre, il portale con la volta e due grandi stipiti in pietra.
Sotto questo castello, vicino al fiume, si trova "Stari podrum", tradotto "Vecchia cantina". Un ristorante dalle mura interamente in pietra. L'interno è deliziosamente accogliente! Colori naturali e legno, sapientemente abbinati per ricreare un ambiente elegante e caldo alla vista. In fondo alla sala un bellissimo e grande camino; nell'interno, sulle braci, viene posizionata una graticola sopra la quale vengono cucinate carni di ottima qualità.
Data la temperatura abbiamo mangiato all'aperto sotto la pergola.
La conduzione del ristorante è prettamente familiare e di sole donne, la mamma chef e le figlie tutto fare. Il menù presenta una cucina tipica del territorio e stagionale. Dunque i piatti che mangerete dipenderanno dalla stagione in cui capitate in questa oasi di pura natura.
Come entrée, offerto dalla casa, deliziosi crostini di pane farciti con una goduriosa cremina al formaggio e scaglie di tartufo nero.
In questo periodo, con i primi caldi, potete gustare frittate e zuppe con asparagi selvatici e ortiche. Da provare anche la minestra di mais (qui chiamata "minestra de bobici"), tipica di questa zona, che prevede: fagioli, mais fresco, patate, cipolle, sedano e ritagli di prosciutto crudo, molte volte con l'osso, che sprigiona tutto il suo sapore.
Se c'avete voglia di affettati vi consiglio il filetto di maiale stagionato, in queste zone chiamato "ombolo".
Chi è un fan sfegatato della pasta deve assolutamente provare, in primavera, quella ai funghi misti, in autunno/inverno quella al tartufo bianco. Una vera leccornia.
Chi invece è un convinto carnivoro (c'est moi), deve ordinarsi un filetto di manzo, media cottura, alla griglia, completamente al naturale, serve solo un filo d'olio e uno spicchio di limone e la magia è fatta. Ma in generale qui la carne è superba e freschissima!
Mi raccomando tenetevi un posticino nella pancia per il dolce. Lo chef prepara dolci tradizionali ma rivisitati con sapiente originalità, così un semplice Tiramisù, invece di profumare di caffè, saprà di frutti di bosco. Oppure un semplice cubetto di polenta, trasformato, diverrà un delicato e vezzoso dolce.
Stari Podrum
Most 52, Buje - Momjan 52462
Tel.: 00385 - 052 779 152
Istra
Croatia
By Moddy
Salve mondo!
Mi pare di constatare che un po' tutti (compresa me) sono leggermente sonnacchiosi. La primavera fa sempre il suo dovere nell'inebetire le masse.
Dunque, con la mia fidata sonnacchiosità costante vi voglio raccontare dove sono andata domenica, a passeggiare e a mangiare (che strano...).
Una domenica iniziata con un sole timido, che irradiava un confortante tepore profumato di magnolia.
Siamo finiti a Momiano, a nord-ovest dell'Istria, in Croazia. Un gruppo di amici che si fa una bella scampagnata!
In questo periodo, a mio avviso, le giornate sono meravigliose, il tempo atmosferico e la temperatura sono i migliori di tutto l'anno, da domenica le giornate hanno cominciato ad allungarsi, ed io sono contenta come una Pasqua (espressione adattissima dato il periodo).
In questo paesello sperduto nelle valli istriane ci sono i ruderi di un castello, costruito nel XII sec. su una rupe. Aveva quattro torri, ne è rimasta una sola, ed un ponte levatoio. Oggi si possono ancora vedere dei resti di mura, la torre, il portale con la volta e due grandi stipiti in pietra.
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| Castello di Momiano |
Sotto questo castello, vicino al fiume, si trova "Stari podrum", tradotto "Vecchia cantina". Un ristorante dalle mura interamente in pietra. L'interno è deliziosamente accogliente! Colori naturali e legno, sapientemente abbinati per ricreare un ambiente elegante e caldo alla vista. In fondo alla sala un bellissimo e grande camino; nell'interno, sulle braci, viene posizionata una graticola sopra la quale vengono cucinate carni di ottima qualità.
Data la temperatura abbiamo mangiato all'aperto sotto la pergola.
La conduzione del ristorante è prettamente familiare e di sole donne, la mamma chef e le figlie tutto fare. Il menù presenta una cucina tipica del territorio e stagionale. Dunque i piatti che mangerete dipenderanno dalla stagione in cui capitate in questa oasi di pura natura.
Come entrée, offerto dalla casa, deliziosi crostini di pane farciti con una goduriosa cremina al formaggio e scaglie di tartufo nero.
In questo periodo, con i primi caldi, potete gustare frittate e zuppe con asparagi selvatici e ortiche. Da provare anche la minestra di mais (qui chiamata "minestra de bobici"), tipica di questa zona, che prevede: fagioli, mais fresco, patate, cipolle, sedano e ritagli di prosciutto crudo, molte volte con l'osso, che sprigiona tutto il suo sapore.
Se c'avete voglia di affettati vi consiglio il filetto di maiale stagionato, in queste zone chiamato "ombolo".
Chi è un fan sfegatato della pasta deve assolutamente provare, in primavera, quella ai funghi misti, in autunno/inverno quella al tartufo bianco. Una vera leccornia.
Chi invece è un convinto carnivoro (c'est moi), deve ordinarsi un filetto di manzo, media cottura, alla griglia, completamente al naturale, serve solo un filo d'olio e uno spicchio di limone e la magia è fatta. Ma in generale qui la carne è superba e freschissima!
Mi raccomando tenetevi un posticino nella pancia per il dolce. Lo chef prepara dolci tradizionali ma rivisitati con sapiente originalità, così un semplice Tiramisù, invece di profumare di caffè, saprà di frutti di bosco. Oppure un semplice cubetto di polenta, trasformato, diverrà un delicato e vezzoso dolce.
Stari Podrum
Most 52, Buje - Momjan 52462
Tel.: 00385 - 052 779 152
Istra
Croatia
By Moddy
martedì 28 febbraio 2012
Genova, pesto, focaccia e "Iolanda".
Prendo la moleskine in mano e comincio a sfogliare e leggere gli appunti sul mio soggiorno a Genova... Ero in visita dalla nonna.
Ho vissuto in quella città, per qualche anno, quando ero molto piccola. Ricordo veramente poco di quel periodo, e nel tempo ci sono ritornata solo un paio di volte.
Ma questo weekend la mia impressione di quella città è cambiata. Si è trasformata, la gente si è trasformata. O forse è sempre stata così, ma io non me ne sono mai accorta, perchè la vedevo con gli occhi di una bambina. Una moltitudine di stanieri di ogni tipo di nazionalità, e nel mezzo si intravede l'italiano medio, ricoperto di marche, perchè ormai tutto si basa sull'apparenza e su di una rigida e ridicola etichetta comportamentale immaginaria, che i cittadini osservano automaticamente; non vedo persone spontanee. Facce tristi, sofferenti, più del solito. Una città trascurata, caotica, su ogni cosa si posa lentamente un velo grigio di smog. Hai come l'impressione sia appena scoppiata una bomba... ed il contenuto della città si sia posato ovunque, disordinatamente. Non è una città che ti accoglie. Si fa attraversare, percorrere per un po', visitare, per poi salutarti silenziosamente.
Una sensazione però mi è rimasta ben presente di quella città, che ogni volta si ripresenta puntale nel mio naso. Il profumo che fuoriesce dai panifici. Hanno un profumo particolare, di olio forte, lievito madre.
Il profumo della tipica focaccia. La patria della focaccia; è incredibile e curioso come cambino le cose a qualche chilometro da Genova... la focaccia non è più la stessa, non c'entra niente, sembra un'altra cosa, forse non bisognerebbe neanche più chiamarla focaccia.
Un altro splendido prodotto che risulta buono solo a Genova è il pesto. A questo proposito a mio padre viene in mente "Da Iolanda", un ristorante situato ad Isoverde. Il più buon pesto di Genova!
Come antipasto abbiamo ordinato dei taglieri di affettati misti: salamino, salame al pepe, pancetta casereccia (un po' allappante, l'unica nota stonata), porchetta, n'duia e bresaola con un po' di limone ed olio.
I primi sono stati illuminanti! Pansotti al sugo di noci e trofie alla farina di castagne con il pesto. Una meraviglia!
Per secondo ho avuto finalmente l'occasione di provare la trippa! Preparata in un modo diverso dal solito. Con patate e fagioli bianchi spagnoli. Ottima.
Punti in più per il barbera della casa. Va giù come l'olio!
Un altro punto in più è il paniere sempre pieno di pane fresco e fragrante, tocchetti di focaccia semplice e alle cipolle e grissini. Come accompagnamento una ciotolina di favolose olive nere sott'olio. Gustosissime!
E cosa più importante il prezzo medio a persona, per tutta sta roba, è 25 euro, più o meno! Wow!
Dunque se vi capita di passare per Genova vi consiglio caldamente questa tipicissima trattoria dalle tovaglie a quadretti:
Isoverde (Ge - Campomorone)
P.zza Nicolò Bruno 6-7/R
Se invece vi trovate proprio in centro a Genova, non avete più voglia di focaccia, ma neanche di grotteschi fast food, e avete voglia di qualcosa di sfizioso senza pagare un capitale, allora recatevi al Ristorante Yuan.
Il menù prevede sushi, thai e cucina cinese. Gli spaghetti piccanti di soia con carne sono terribilmente buoni! Il personale è gentile e velocissimo! Situato in via E. Vernazza 8.
Hasta luego! (si ho ancora la fissa per il Messico)
By Moddy
Ho vissuto in quella città, per qualche anno, quando ero molto piccola. Ricordo veramente poco di quel periodo, e nel tempo ci sono ritornata solo un paio di volte.
Ma questo weekend la mia impressione di quella città è cambiata. Si è trasformata, la gente si è trasformata. O forse è sempre stata così, ma io non me ne sono mai accorta, perchè la vedevo con gli occhi di una bambina. Una moltitudine di stanieri di ogni tipo di nazionalità, e nel mezzo si intravede l'italiano medio, ricoperto di marche, perchè ormai tutto si basa sull'apparenza e su di una rigida e ridicola etichetta comportamentale immaginaria, che i cittadini osservano automaticamente; non vedo persone spontanee. Facce tristi, sofferenti, più del solito. Una città trascurata, caotica, su ogni cosa si posa lentamente un velo grigio di smog. Hai come l'impressione sia appena scoppiata una bomba... ed il contenuto della città si sia posato ovunque, disordinatamente. Non è una città che ti accoglie. Si fa attraversare, percorrere per un po', visitare, per poi salutarti silenziosamente.
Una sensazione però mi è rimasta ben presente di quella città, che ogni volta si ripresenta puntale nel mio naso. Il profumo che fuoriesce dai panifici. Hanno un profumo particolare, di olio forte, lievito madre.
Il profumo della tipica focaccia. La patria della focaccia; è incredibile e curioso come cambino le cose a qualche chilometro da Genova... la focaccia non è più la stessa, non c'entra niente, sembra un'altra cosa, forse non bisognerebbe neanche più chiamarla focaccia.
Un altro splendido prodotto che risulta buono solo a Genova è il pesto. A questo proposito a mio padre viene in mente "Da Iolanda", un ristorante situato ad Isoverde. Il più buon pesto di Genova!
Come antipasto abbiamo ordinato dei taglieri di affettati misti: salamino, salame al pepe, pancetta casereccia (un po' allappante, l'unica nota stonata), porchetta, n'duia e bresaola con un po' di limone ed olio.
I primi sono stati illuminanti! Pansotti al sugo di noci e trofie alla farina di castagne con il pesto. Una meraviglia!
Per secondo ho avuto finalmente l'occasione di provare la trippa! Preparata in un modo diverso dal solito. Con patate e fagioli bianchi spagnoli. Ottima.
Punti in più per il barbera della casa. Va giù come l'olio!
Un altro punto in più è il paniere sempre pieno di pane fresco e fragrante, tocchetti di focaccia semplice e alle cipolle e grissini. Come accompagnamento una ciotolina di favolose olive nere sott'olio. Gustosissime!
E cosa più importante il prezzo medio a persona, per tutta sta roba, è 25 euro, più o meno! Wow!
Dunque se vi capita di passare per Genova vi consiglio caldamente questa tipicissima trattoria dalle tovaglie a quadretti:
Isoverde (Ge - Campomorone)
P.zza Nicolò Bruno 6-7/R
Se invece vi trovate proprio in centro a Genova, non avete più voglia di focaccia, ma neanche di grotteschi fast food, e avete voglia di qualcosa di sfizioso senza pagare un capitale, allora recatevi al Ristorante Yuan.
Il menù prevede sushi, thai e cucina cinese. Gli spaghetti piccanti di soia con carne sono terribilmente buoni! Il personale è gentile e velocissimo! Situato in via E. Vernazza 8.
Hasta luego! (si ho ancora la fissa per il Messico)
By Moddy
lunedì 20 febbraio 2012
Venezia.. Venice.. Venise.. Venidig.. Venecia.. Venecija
In pigiama, quello con le teiere verdi per la precisazione, con i piedi gonfi, l'alito che sa di agnello korma e naan all'aglio presi in un take away indiano a Mestre. Tornando a casa, nonostante il treno fosse pieno, mi sono addormentata... ed ecco comparire nel sonno qualche flash-back del weekend.
Sono arrivata a Mestre sabato, in visita ad una cara amica. Appoggiamo i miei bagagli e ci travestiamo: lei diavolessa, io Frida Kahlo.
Inizia la nostra avventura nei bus mestrini, Dio mio quanto guidano male! Ma dopotutto chiunque guiderebbe male se dovesse attraversare quel maledetto Ponte della Libertà che collega Venezia a Mestre, tutto il giorno, su e giù, con migliaia di passeggeri turisti misto autoctoni sul mezzo.
Senza pensarci su due volte, attraverso stradine nascoste ed antiturista, ci dirigiamo verso i campi studenteschi. San Polo e Campo Santa Margherita. Spinte dal perenne umido veneziano, ma anche dall'invitante odore, ci abbandoniamo al Vin Brulè. Il primo lo abbiamo preso in una bancarella di prodotti toscani dotata anche di strillone, una signora sulla sessantina, che urlava energicamente ai passanti, con il tipico accento caratterizzato dall'h aspirata. Poi fermandomi un secondo mi sono chiesta: "Vin Brulè venduto in una bancarella di prodotti toscani a Venezia... ma non era di origini alpine? Mah. Ormai tutto il mondo è paese".
Essendo io a stomaco vuoto, quel poco di alcool rimasto nel Brulè mi va subito alla testa. Così, in un lampo di genio, la mia compagna di bagordi si ricorda de "I Rusteghi". Enoteca situata a due passi dal Rialto in un piccolo campiello chiuso, oltre un portego. Panino con la soppressa veneta e Chianti. Si di nuovo vino, ma non ho potuto resistere!
Questa osteria dovrebbe essere una tappa obbligata per il turista molesto di questa meravigliosa città. Prosciutti e salami appesi al soffitto, tutto rigorosamente di legno, piccolissimo ma caloroso; l'oste ha il raro dono dell'accoglienza, con la sua fortissima erre arrotolata. Solo vini di qualità e non robaccia qualunque.
Riscaldate dal buonissimo calice, ci dirigiamo verso Rialto, io intanto mi gusto un pezzetto di cioccolato fondente al sale e caramello per attenuare il capogiro. Ormai è già buio e lo spettacolo che ci si presenta davanti è impareggiabile. Il Canal Grande illuminato, romantico, commovente.
Torniamo verso Piazzale Roma per raggiugere altri amici, e siccome siamo in anticipo ci fermiamo in un piccolo bar all'angolo dopo la casa dello studente. Gestito presumibilmente da due nordafricani, prendiamo altri Brulè. E qui avviene l'illuminazione. Il più buon Brulè che io abbia mai bevuto; neanche in baita a duemila metri non ho potuto gioire di cotanto gusto. Alla fine ci viene svelato l'ingrediente segreto: il cardamomo! What a feeling!
Ieri invece la giornata è stata dedicata alla cultura, mica si può sempre e solo bere e far festa. Dopo un'estenuante "passeggiata" a passo di bradipo, immerse nella folla, arriviamo in San Marco. Passerella di maschere alquanto originali
Arriviamo poi a Palazzo Ducale. E qui non occorrono parole ma una visita obbligata, gustatevelo con i vostri occhi. Era come me lo ricordavo, misterioso, suggestivo, incantevole.
Rivelazione sensoriale della domenica sono stati sicuramente i tipici bigoli in salsa veneziana, con cipolle ed acciughe. Per palati forti, ma dopo tutto la fissa dei veneziani per la cipolla, in tutti i modi ed i tutti i luoghi, è nota.
Goodnight People
By Moddy
Sono arrivata a Mestre sabato, in visita ad una cara amica. Appoggiamo i miei bagagli e ci travestiamo: lei diavolessa, io Frida Kahlo.
Inizia la nostra avventura nei bus mestrini, Dio mio quanto guidano male! Ma dopotutto chiunque guiderebbe male se dovesse attraversare quel maledetto Ponte della Libertà che collega Venezia a Mestre, tutto il giorno, su e giù, con migliaia di passeggeri turisti misto autoctoni sul mezzo.
Senza pensarci su due volte, attraverso stradine nascoste ed antiturista, ci dirigiamo verso i campi studenteschi. San Polo e Campo Santa Margherita. Spinte dal perenne umido veneziano, ma anche dall'invitante odore, ci abbandoniamo al Vin Brulè. Il primo lo abbiamo preso in una bancarella di prodotti toscani dotata anche di strillone, una signora sulla sessantina, che urlava energicamente ai passanti, con il tipico accento caratterizzato dall'h aspirata. Poi fermandomi un secondo mi sono chiesta: "Vin Brulè venduto in una bancarella di prodotti toscani a Venezia... ma non era di origini alpine? Mah. Ormai tutto il mondo è paese".
Essendo io a stomaco vuoto, quel poco di alcool rimasto nel Brulè mi va subito alla testa. Così, in un lampo di genio, la mia compagna di bagordi si ricorda de "I Rusteghi". Enoteca situata a due passi dal Rialto in un piccolo campiello chiuso, oltre un portego. Panino con la soppressa veneta e Chianti. Si di nuovo vino, ma non ho potuto resistere!
| Rusticità ruspante |
| Le facce ebbre del benessere, dopo un Chianti. |
| Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderòn |
Questa osteria dovrebbe essere una tappa obbligata per il turista molesto di questa meravigliosa città. Prosciutti e salami appesi al soffitto, tutto rigorosamente di legno, piccolissimo ma caloroso; l'oste ha il raro dono dell'accoglienza, con la sua fortissima erre arrotolata. Solo vini di qualità e non robaccia qualunque.
Riscaldate dal buonissimo calice, ci dirigiamo verso Rialto, io intanto mi gusto un pezzetto di cioccolato fondente al sale e caramello per attenuare il capogiro. Ormai è già buio e lo spettacolo che ci si presenta davanti è impareggiabile. Il Canal Grande illuminato, romantico, commovente.
Torniamo verso Piazzale Roma per raggiugere altri amici, e siccome siamo in anticipo ci fermiamo in un piccolo bar all'angolo dopo la casa dello studente. Gestito presumibilmente da due nordafricani, prendiamo altri Brulè. E qui avviene l'illuminazione. Il più buon Brulè che io abbia mai bevuto; neanche in baita a duemila metri non ho potuto gioire di cotanto gusto. Alla fine ci viene svelato l'ingrediente segreto: il cardamomo! What a feeling!
Ieri invece la giornata è stata dedicata alla cultura, mica si può sempre e solo bere e far festa. Dopo un'estenuante "passeggiata" a passo di bradipo, immerse nella folla, arriviamo in San Marco. Passerella di maschere alquanto originali
| La stupenda, meravigliosa, coraggiosa (senza maniche con quell'umidità), bellissima, vezzosa damina trans. |
| Via con il vento, intanto mi piego la stuola. |
| Carnevale e tecnologia. Mica puoi farti un vestito super elaborato, andare in giro per Venezia e poi non aggiornare facebook in tempo reale eh! Si salvi chi può! |
| A mio avviso, i superfighi della situazione |
| Fontana marmorea con vino al posto dell'acqua, San Teodoro ed il drago sullo sfondo e MEGACARTELLONEPUBBLICITARIO DI VERSACE. Continuiamo così. |
Arriviamo poi a Palazzo Ducale. E qui non occorrono parole ma una visita obbligata, gustatevelo con i vostri occhi. Era come me lo ricordavo, misterioso, suggestivo, incantevole.
Rivelazione sensoriale della domenica sono stati sicuramente i tipici bigoli in salsa veneziana, con cipolle ed acciughe. Per palati forti, ma dopo tutto la fissa dei veneziani per la cipolla, in tutti i modi ed i tutti i luoghi, è nota.
Goodnight People
By Moddy
domenica 12 febbraio 2012
Gusti morbidi e ninnoli anni '50
Esperienza mistica quella di ieri.
Il freddo attraversava qualsiasi tessuto, sciarpone, cappello. Un vento tagliente. Necessitavo di un pungente punch caldo al rhum. Me lo sono bevuto come aperitivo, mangiucchiando un'oliva gigantesca insieme ad una brioche al sesamo, ripiena di formaggio e prosciutto, e baciando di tanto in tanto Tuki.
Avevamo prenotato in un ristorante situato a Muggia, in provincia di Trieste. Si chiama "Al Ristoro", ed il nome la dice lunga.
Immerso nel verde, su di una collinetta, da dove si scorge il golfo. Rustico, caldo, con pareti di pietra, lampadari ottenuti da vecchie botti da vino, soffitti con travi a vista. Sopra l'entrata della cucina una vecchia insegna stradale, presumo risalente agli anni '50. Foto di Marilyn Monroe ovunque, sorridente. Noto un bellissimo mobile intarsiato, e sopra una miriade di ninnoli e souvenir da ogni parte del mondo. Da sotto il mobile, di tanto in tanto, sbucava un cagnolino bianco e nero, molto ubbidiente e affettuoso.
Oltre a tutti questi oggetti, anche quadri rappresentanti scenari africani coloratissimi. E poi severo, in mezzo alla parete principale, un rilievo posticcio del leone marciano di Venezia. Ma non basta. Di fianco al bar una macchina professionale stendi pasta d'epoca, perfettamente intonsa, con un avviso: "non toccare".
Improvvisamente scorgo divertita, appesa al soffitta, una vecchia palla luccicante da discoteca, stile anni '70, che ti fa pensare "ma cosa c'entra?", ma poi ti accorgi che si intona benissimo all'ambiente.
Tutto questo pout pourri di ricordi era accompagnato da un piacevole sottofondo jazz.
Sopraffatti dalla fame abbiamo ordinato.
Tra gli antipasti noto la bruschetta "La Maya", ovvero un trito di cipolle, peperoni e pomodori secchi sott'olio, da adagiare sul pane caldo. Mi ha aperto una voragine nello stomaco! Abbiamo anche ordinato una tartara, e assaggiandola capisci che non è la solita minestra. Carne tagliata al coltello, con menta e spezie che la rendono incredibilmente leggera.
I primi erano entusiasmanti. Tagliate di cavallo. Io mi sono diretta verso quella con funghi e ricotta affumicata, cottura media. Tuki invece ha ordinato un classico, rucola e grana, ben cotta. Carne saporitissima e di ottima qualità. Il tutto contornato da verdure alla griglia.
Cibo confortante, dal sapore pieno, genuino. Ti fa sentire a casa.
Dopo il caffè espresso, per scongiurare l'abbiocco da cena gustosa, sono state inevitabili quattro chiacchere con lo chef/proprietario. Uomo dalla forte personalità, pittoresco, improvvisamente ti spieghi il perchè di tutto quell'insieme di oggetti. Divertita mi sono infilata il mio morbido berretto ed insieme a Tuki mi sono nuovamente immersa nella bufera, che ha scongiurato definitivamente l'abbiocco.
By Moddy
Il freddo attraversava qualsiasi tessuto, sciarpone, cappello. Un vento tagliente. Necessitavo di un pungente punch caldo al rhum. Me lo sono bevuto come aperitivo, mangiucchiando un'oliva gigantesca insieme ad una brioche al sesamo, ripiena di formaggio e prosciutto, e baciando di tanto in tanto Tuki.
Avevamo prenotato in un ristorante situato a Muggia, in provincia di Trieste. Si chiama "Al Ristoro", ed il nome la dice lunga.
Immerso nel verde, su di una collinetta, da dove si scorge il golfo. Rustico, caldo, con pareti di pietra, lampadari ottenuti da vecchie botti da vino, soffitti con travi a vista. Sopra l'entrata della cucina una vecchia insegna stradale, presumo risalente agli anni '50. Foto di Marilyn Monroe ovunque, sorridente. Noto un bellissimo mobile intarsiato, e sopra una miriade di ninnoli e souvenir da ogni parte del mondo. Da sotto il mobile, di tanto in tanto, sbucava un cagnolino bianco e nero, molto ubbidiente e affettuoso.
Oltre a tutti questi oggetti, anche quadri rappresentanti scenari africani coloratissimi. E poi severo, in mezzo alla parete principale, un rilievo posticcio del leone marciano di Venezia. Ma non basta. Di fianco al bar una macchina professionale stendi pasta d'epoca, perfettamente intonsa, con un avviso: "non toccare".
Improvvisamente scorgo divertita, appesa al soffitta, una vecchia palla luccicante da discoteca, stile anni '70, che ti fa pensare "ma cosa c'entra?", ma poi ti accorgi che si intona benissimo all'ambiente.
Tutto questo pout pourri di ricordi era accompagnato da un piacevole sottofondo jazz.
Sopraffatti dalla fame abbiamo ordinato.
Tra gli antipasti noto la bruschetta "La Maya", ovvero un trito di cipolle, peperoni e pomodori secchi sott'olio, da adagiare sul pane caldo. Mi ha aperto una voragine nello stomaco! Abbiamo anche ordinato una tartara, e assaggiandola capisci che non è la solita minestra. Carne tagliata al coltello, con menta e spezie che la rendono incredibilmente leggera.
I primi erano entusiasmanti. Tagliate di cavallo. Io mi sono diretta verso quella con funghi e ricotta affumicata, cottura media. Tuki invece ha ordinato un classico, rucola e grana, ben cotta. Carne saporitissima e di ottima qualità. Il tutto contornato da verdure alla griglia.
Cibo confortante, dal sapore pieno, genuino. Ti fa sentire a casa.
Dopo il caffè espresso, per scongiurare l'abbiocco da cena gustosa, sono state inevitabili quattro chiacchere con lo chef/proprietario. Uomo dalla forte personalità, pittoresco, improvvisamente ti spieghi il perchè di tutto quell'insieme di oggetti. Divertita mi sono infilata il mio morbido berretto ed insieme a Tuki mi sono nuovamente immersa nella bufera, che ha scongiurato definitivamente l'abbiocco.
By Moddy
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