lunedì 11 febbraio 2013

Il Paradiso (forse) esiste.



Veramente affascinante l’esperienza raccontata dall’affermato neurochirurgo americano laureato ad Harvard dr. Eben Alexander, che nel 2008, in seguito ad un attacco di meningite batterica all’età di 55 anni, è rimasto in coma per sette giorni.
Durante questo lasso di tempo dagli esami TAC effettuati non fu riscontrata alcuna attività della corteccia cerebrale, la parte che controlla il pensiero umano e le emozioni; le possibilità di sopravvivenza erano del 2%, comunque senza alcuna possibilità di guarigione, nella migliore delle ipotesi sarebbe rimasto in uno stato di coma neurovegetativo. Invece è accaduto il miracolo: al suo risveglio è riuscito a recuperare ogni facoltà mentale e fisica e a riprendere il suo lavoro dopo pochi mesi, con grande stupore suo e di tutti i suoi colleghi.  
Durante la lunga carriera di medico specializzato in neurochirurgia era sempre stato molto scettico riguardo alle esperienze di pre-morte riportate dai suoi pazienti, ma quello che racconta nel suo libro “Proof of  heaven” (“La prova del paradiso”) è di aver visto l’aldilà mentre il suo cervello era inattivo e irrimediabilmente compromesso dal profondo stato di coma.
Inizialmente ha visualizzato un ambiente buio e inospitale, dove si sentivano dei rumori metallici, poi, attraverso una spirale di bianca luce abbagliante, è approdato in un luogo meraviglioso, un cielo azzurro pieno di nuvole, farfalle dai colori nitidi e brillanti e strane creature luminose ed evanescenti; percependo una stupenda melodia, è stato accolto da una bellissima donna che lo ha rassicurato e si è sentito avvolto da un’atmosfera d’amore e di beatitudine, con la consapevolezza di essere al cospetto del divino, di essere parte di una divinità diffusa in tutte le cose circostanti, diversa da tutte le possibili credenze religiose a cui avrebbe potuto fare riferimento.

Il dottor Alexander era stato adottato dalla famiglia nella quale ha vissuto serenamente la sua infanzia,  poco tempo prima della sua malattia aveva deciso di rintracciare la madre biologica, che però si è rifiutata d’incontrarlo, causando in lui uno sconfortante senso d’inadeguatezza e di vuoto che non poteva colmare neppure con la fede, non essendo credente.
Oggi è un uomo credente che si sente amato non solo dalla moglie e dai due figli che gli sono sempre stati vicino, ma anche da qualcuno o qualcosa che gli ha dato una confortante conoscenza che ha voluto condividere con tutti coloro che vorranno credergli.
Qualsiasi possa essere l’opinione personale relativa a questo delicato argomento, è consolante la possibilità di scegliere di credere all’esistenza di un mondo ultraterreno che sia accogliente e puro, nel quale trovare la vera armonia universale, la pace, la comprensione e il piacere di amare e di essere amati, senza condizioni, non sentendosi mai più soli.          


Il pensiero degli ospiti


 

sabato 2 febbraio 2013

Un po' di musica!



Bellissimo il singolo di David Bowie "Where are we now?", pubblicato l’8 gennaio 2013 in occasione del suo sessantaseiesimo compleanno. L’album che lo conterrà, “The next day”, sarà il 30° registrato in studio e uscirà il prossimo 11 marzo, dopo dieci anni dal suo ultimo album.
Il video musicale è stato diretto da Tony Oursler, vi appare anche sua moglie, la pittrice Jacqueline Humphries, sullo sfondo scorrono le immagini del periodo che David Bowie trascorse a Berlino ovest, tra il 1976 e il 1977.
Il testo ricorda alcune parti della città, Potsdamer Platz, Dschungel, Nurnberger Strasse, KaDeWe, Bosebrucke, dove si intratteneva un Bowie trentenne, che aveva scelto la capitale tedesca perché “Berlino ha la strana capacità di farti scrivere solo le cose importanti…..”; uno dei suoi più famosi singoli “Heroes”(1977) immagina una romantica storia d’amore tra due ragazzi a pochi passi dal muro, che fortunatamente oggi non esiste più.
“Where are we now?” è una ballata sentimentale e commovente, che non tocca solo il cuore dei fans, ma  richiama il pensiero alla nostalgica poesia di un tempo lontano anche di chi non lo ha vissuto; l’abilità di creare l’atmosfera sognante e fragile di personali ricordi impressi a fuoco nella mente di chiunque abbia memoria di sé, è un esercizio d’arte raro e prezioso.  
Il Duca Bianco (il soprannome di David Bowie) è sempre stato un anticonformista, non ha mai ceduto ad alcuna regola commerciale, scrive e si esibisce come e quando vuole, si è rifiutato anche di partecipare alla cerimonia d’inaugurazione dei Giochi Olimpici di Londra l’anno scorso, ma per fortuna ha ancora qualcosa da dire e la voglia di farlo a 66 anni!
Benedetti siano i suoi geni!





Di tutt'altro genere ma estremamente energetico e trascinante il brano "Can't hold us", inserito nell'album "The Heist" uscito nell'ottobre 2012, inciso dal gruppo hip hop di Seattle, Macklemore and Ryan Lewis.



Buon ascolto!




martedì 29 gennaio 2013

"La pietra di Luna" di Wilkie W. Collins



Gironzolando in una libreria ho notato per caso una copia a poco prezzo di questo famoso romanzo considerato il primo giallo della storia scritto nel 1868 in Inghilterra; ho pensato di trascorrere qualche noiosa serata invernale in compagnia di un classico non impegnativo, ma non immaginavo che mi sarei appassionata così tanto da non vedere l’ora di scoprire il mistero del furto del prezioso diamante giallo, che è il fulcro di tutta la storia.
Questa viene narrata dai vari personaggi coinvolti, a titolo di testimonianze dirette;  il risultato è il graduale dipanarsi di una matassa che il lettore non ha difficoltà a seguire, con descrizioni esaurienti, un linguaggio ironico e lezioso, non manierato, ma romantico, come era d’uso all’epoca, sorvolando sulle scene di  violenza o sensualità, come dettava lo stile degli scrittori vittoriani.
Sono ben delineate le caratteristiche di ognuno dei protagonisti, con grande risalto ai ruoli di coloro che facevano parte dell’alta società, distanti dai “comuni mortali” al  loro servizio, comunque  indispensabili; rendono la trama particolarmente intrigante i riferimenti all’uso dell’oppio e al culto religioso di esotiche divinità asiatiche, temi di gran moda in quel periodo.   

E’ un libro piuttosto lungo, circa seicento pagine, la prima volta infatti era stato pubblicato a puntate su una rivista, ma è molto scorrevole, al contrario  di certi complicatissimi romanzi polizieschi moderni che a volte rendono difficile seguirne l’intrigo troppo articolato e dispersivo.

Per gli amanti del giallo, un classico da non perdere!

Buona lettura!


martedì 15 gennaio 2013

"Amore e sesso nell'antica Roma" di Alberto Angela


Ho appena finito di leggere l'ultimo libro di Alberto Angela. In passato ho letto anche "Una giornata nell'antica Roma". Ho sempre apprezzato il suo modo semplice e diretto di spiegare le cose e anche in questo libro non si è smentito.
Il figlio del famoso Piero ha avuto un compito arduo questa volta, spiegare ai più tutti i particolari delle abitudini sessuali degli antichi romani.
Del passato si studiano di solito altri aspetti, come gli eventi catastrofici, le guerre e le varie dinamiche tra i popoli, tralasciando la normale quotidianità; di conseguenza i popoli antichi, nel tempo, sono stati avvolti da una sorta di aura misteriosa, quasi non fossero stati umani tali e quali a noi.
Dopo aver svolto un'accurata ricerca nei siti di Pompei e aver interpretato testi antichi trattanti il tema della sessualità, Alberto è riuscito a delineare in modo abbastanza particolareggiato il mondo dell'amore di 2000 anni fa.
Gli argomenti sono vari ma intrecciati da una trama romanzata arricchita da versi quasi poetici, il che rende le pagine di questo libro piacevolmente scorrevoli.
I temi trattati variano dall'amore romantico, alla descrizione del rito del matrimonio in  quell'epoca, alla prostituzione, ai simboli scaramantici, ai riti di corteggiamento, alla pedofilia.
Anche i temi più scabrosi sono stati trattati con estrema delicatezza e attendibilità accademica.
Dalle pagine di questo libro si evince l'estrema passionalità con la quale gli antichi romani vivevano la quotidianità. Mettevano in pratica in ogni ambito della vita il detto "Carpe Diem", questo perché l'aspettativa di vita si aggirava intorno ai 35 anni, dunque dovevano godere appieno del poco tempo a disposizione.
 
L'ho letto tutto d'un fiato in pochi giorni.
Buona lettura!

domenica 13 gennaio 2013

Superbia: uno dei sette vizi capitali



Definizione del dizionario Devoto-Oli: “Radicata convinzione della propria superiorità (reale o presunta)”


Interpretazione visiva della superbia

 E’ molto frequente vedere comportamenti che possono far pensare ad un modello di vita che non corrisponde alla realtà, ma il voler far credere ciò che non esiste e vantarsene è un atteggiamento tipico che porta sicuramente alla superbia.
Chiunque si può sentire speciale in alcuni momenti, ma colui che si sente migliore degli altri solo per il fatto di esistere, è destinato ad avere una cocente delusione, prima o poi.
Comunque è molto facile che, in caso di bisogno, la superbia si tramuti in servilismo, proprio perché non si basa sulla consapevolezza delle proprie reali capacità, bensì sul desiderio cieco di raggiungere a qualsiasi costo una posizione privilegiata a cui si ritiene aver diritto.
Maggiore è l’arroganza di chi si auto esalta, minore è l’obiettività, cosicché si possono commettere errori fatali e precipitare nell’oblio.
L’indifferenza altrui è il peggior castigo dei superbi, che hanno bisogno di farsi adulare per trovare la realizzazione di sé.
Ma quando il legittimo impulso umano a primeggiare diventa superbia? Forse quando si ha timore che gli altri siano veramente migliori, nonostante qualsiasi sforzo non si riesce a raggiungere l’eccellenza, così si negano vigliaccamente le doti altrui allo scopo di attirare l’attenzione su di sé, svilendo i grandi traguardi ottenuti dagli altri si enfatizzano le proprie piccole conquiste.


Superbi si nasce o si diventa? Secondo me un po' l'uno e un po' l'altro, non necessariamente è un difetto permanente, credo si possa anche imparare ad esserlo per imitazione, in particolare indotti dai falsi miti della ricchezza e del consumismo, o disimparare, ma c'è sempre il rischio di una ricaduta!